MB 89


L’EDITORIALE

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, MA CON IL CUORE DEGLI UOMINI

Il progresso tecnologico affronta di questi tempi il tema complesso dell’intelligenza artificiale.
Un argomento in cui al centro della discussione c’è il ruolo che questa straordinaria novità potrà avere sulla produzione di beni e servizi, ma soprattutto su quanto potrà incidere (e se potrà farlo davvero) sui livelli di occupazione delle aziende.

Nel campo della creatività, moda, arte, stile, cibo, design, per il momento ci si sente abbastanza al sicuro dal rischio che le macchine, una volta imparato il mestiere, possano sostituirsi in parte o addirittura in tutto all’opera dell’uomo. Ma l’intelligenza artificiale è appena agli inizi e non si conoscono in alcun modo i limiti che l’applicazione di questa tecnologia potrà avere nel prossimo futuro.

Personalmente ritengo che nessuna macchina, nessun cervello elettronico, possa sostituirsi in tutto e per tutto alla mano esperta di operai esperti che “sentono” la morbidezza di un tessuto dopo il processo di nobilitazione tessile o il palato di chi assaggia un vino o un cibo per valutarne la bontà.
Questi apparati tecnologici possono invece costituire un formidabile aiuto per implementare le capacità di progettazione e realizzazione, destinando l’opera dell’uomo a compiti più qualificati e insostituibili nel processo di produzione.

Le macchine non hanno cuore, non provano gioia, non gustano sapori e non vivono esperienze straordinarie: immagazzinano dati e conoscenze e le usano attraverso algoritmi. Finché tutto resterà entro questo limite non abbiamo nulla da temere: il perfido robot di “2001 Odissea nello spazio” è ancora una suggestione lontana dal diventare una realtà.