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MADE IN BIELLA nr. 83

Dallo sport alla salute: le cento vite del tessile

di Paola Greggio

È trascorso, più o meno, mezzo secolo da quando la moda invase prepotentemente il mondo dello sport.
Fino a quel momento l’elemento “fashion” su piste e campi di gioco si limitava a qualche tratto accennato: le gonnelline svolazzanti delle tenniste che lasciavano intravedere qualche merletto, tutte però rigorosamente in bianco come i colleghi maschi; tute e giacche a vento lucide da sfoggiare sulla neve degli sciatori, che timidamente cercavano di rompere l’egemonia di abbigliamenti molto tecnici, ma anche poco colorati; persino le divise dei velisti richiamavano ossessivamente le tenute “marinarette” senza molte altre concessioni, mentre tute e caschi dei motociclisti ribadivano spesso un nero d’ordinanza ripetuto all’infinito.
La rivoluzione vera e propria partì proprio da Biella, negli anni ’70, con l’intuizione di Enrico Frachey che alla Fila introdusse colori, design, stile, prima nel tennis e poi in tutti gli altri sport, facendo diventare i playground come passerelle di moda.
Negli anni l’elemento moda si è coniugato a quello tecnico per amplificare le prestazioni degli sportivi, creando un mercato dell’abbigliamento e degli accessori nuovo, in grado, a volte, anche di invadere anche la Moda con la emme maiuscola delle passerelle, portando elastomeri e colori anche nell’austero ambiente dell’eleganza maschile.
Un enorme fenomeno di creatività, ma soprattutto di mercato, che ha imperversato, e ancora oggi è riconoscibile, in tutto il mondo.
È un’altra faccia del mondo del tessile-abbigliamento che dimostra come, contro qualunque pronostico, un settore come questo, anche in tempo di globalizzazione e trionfo del prezzo e dei volumi, sia sempre in grado di rigenerare il proprio successo.
Il prossimo traguardo? Il tessile che tutela la nostra salute.